L’igiene nel Medioevo

Pulizia personale

Nel Medioevo le persone si lavavano di frequente. Pensiamo un attimo all’attrezzatura necessaria per un’igiene dignitosa: un bacile, un versatoio, eventualmente della liscivia o del sapone (entrambi producibili in casa), una pezzuola per lavarsi e una pezza più grande per asciugarsi. Tutto qua, non serve altro. E queste quattro cose erano disponibili in tutte le case medievali, in semplice legno o terracotta nelle dimore più umili, in ceramica decorata o preziosi metalli in quelle più abbienti. Aggiungiamo dell’acqua e ci sarà tutto il necessario per una pulizia personale più che decente al mattino e alla sera (o alla bisogna). Inoltre, era anche relativamente facile usare fiori o piante odorose per profumare l’acqua con cui ci si lavava. All’ospite era offerta la possibilità di togliersi la polvere della strada da mani e volto. A questo scopo, specialmente nelle dimore abbienti, c’era a disposizione un bacile e un acquamanile, oggetti usati anche a tavola per lavarsi le mani (opera fondamentale in un’epoca in cui mangiare con le mani era molto comune).

Per la pulizia dei denti i trattati di medicina coevi suggeriscono di strofinare denti e gengive con un panno di lino, per poi sciacquare la bocca con acqua pulita, aceto o vino, con un ulteriore risciacquo con acqua in questi ultimi due casi.
I denti molto sporchi e ingialliti non piacevano nemmeno all’epoca. Infatti, molti trattati davano suggerimenti per farli tornare bianchi (per quanto possibile). Oggi a questo scopo si usano dentifrici (curiosità: dentifricio deriva dal latino dentis – denti e fricare – strofinare), mentre all’epoca i materiali più indicati erano sale, farina d’osso, potassa, natron o marmo macinato, da applicare sui denti con un panno umido. Non solo queste polveri avevano un effetto abrasivo sullo smalto e, quindi, rimuovevano le macchie, ma alcuni, come il sale, avevano anche un leggero effetto disinfettante.
Ci sono anche trattati che forniscono ricette per ottenere uno sbiancamento dei denti. Leggiamo nel De ornatum mulierum (Della cosmesi delle donne), scritto da Trotula de Ruggiero nell’XI secolo:

Ad dentes nigros dealbandos et confortandas gingiuas corrosas uel comestas et ad os male olens, optime facit. Recipe cynamomi, gariofili, spice nardi, masticis, thuris, frumentum, absinthii, pedem cancri, et ossa dactilorum, et oliuarum ana, tere omnia et in puluerem redige, inde loca frica.

Per schiarire i denti neri e rinforzare gengive corrose o macilente e per una bocca che emana cattivo odore, questa è la soluzione migliore. Prendi un po’ di cannella, chiodi di garofano, nardo, mastica, franchincenso, grano, assenzio romano, zampe di granchio, semi di dattero e olive. Macina tutte queste cose insieme e riducili in una polvere, quindi strofinala sulle parti interessate.

Parlando di denti, nel Medioevo, a causa dei prezzi alti di zucchero e miele, la carie era molto meno diffusa che nell’Ottocento. Certo, si ritrovano teschi medievali con denti in stato pietoso, ma nella media i medievali avevano denti molto migliori degli individui di epoche successive. Quello che davvero minacciava i denti nel Medioevo era la polvere delle pietre da macina che finiva nella farina. Erano diffuse le macine domestiche ad azionamento manuale e spesso la pietra per macinare non era di qualità buona. La farina così ottenuta aveva un forte effetto abrasivo sullo smalto. La situazione migliorò con la progressiva istituzione di mulini signorili o cittadini, ovvero dei mulini da usare obbligatoriamente per macinare il grano, dotati di pietre da macina di qualità maggiore (dovevano servire molte più persone, quindi dovevano resistere di più).

Anche ai capelli veniva riservata grande attenzione, specialmente da parte delle donne. Sono innumerevoli gli specchi d’osso, legno o avorio ritrovati negli scavi medievali di tutta Europa, spesso doppi, coi denti su entrambi i lati.

Per la pulizia dei capelli si utilizzavano unguenti, balsami e tinture, spesso preparati secondo le ricette dei trattati medici in voga all’epoca (fin da uno dei primi, il Lorscher Arzneibuch, composto intorno al 785 d.C.). Per esempio, si riteneva che l’aloe vera mista a vino proteggesse dalla caduta dei capelli (la calvizie non andava di moda all’epoca). Un altro tonico era costituito da succo di cipolla applicato sui capelli e fatto asciugare al sole. Ricette e rimedi erano molteplici anche nel già menzionato De ornatum mulierum.
Anche nel Medioevo le teste capellute erano spesso visitate da pidocchi. Per debellarli si usavano pettini dai denti stretti (curiosamente oggi si utilizza ancora lo stesso strumento) e rimedi naturali, come, per esempio, succo di rami di orobanche e lardo riscaldati sino a ricavarne una sorta di olio da applicare sulla testa. Inoltre, allora come oggi anche la forfora non era particolarmente apprezzata ed esistono diversi rimedi proposti per liberarsene.

Sebbene esistano raffigurazioni di uomini barbuti (per esempio nel Codex Manesse o in vari affreschi), la moda del tempo prevedeva un volto privo di barba per la maggior parte degli uomini (facevano eccezione gli anziani). Gli uomini, quindi, si radevano abbastanza regolarmente nel Medioevo. In casa ci si radeva a vicenda (esistevano specchi di metallo lucidato, ma non erano affatto diffusi in tutte le case), ma erano i bagni pubblici a offrire spesso questo servizio eseguito da professionisti.

Esistevano tre modi di rasatura: la rasatura a secco, la rasatura dopo l’applicazione di liscivia o sapone e la rasatura dopo un bagno di vapore. Per la rasatura si utilizzavano rasoi a lama fissa o con impugnatura pieghevole, non troppo dissimili da quelli usati oggi. La differenza principale, però, sta nei materiali utilizzati. L’acciaio dell’epoca non si prestava bene per l’affilatura necessaria per rendere un rasoio tagliente al punto da rendere la rasatura poco dolorosa. Radersi, nel Medioevo, non era affatto un’attività piacevole, a meno di non ricorrere all’ultimo dei metodi di cui sopra, perché il bagno di vapore ammorbidisce pelle e peli, rendendo la rasatura più confortevole.

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