L’igiene nel Medioevo

Abbigliamento

In questo articolo non intendo approfondire i vari aspetti dell’abbigliamento medievale (materiali, tessuti, capi, confezione, rilevanza sociale). Eppure, è necessario parlare di ciò che nel Medioevo si indossava perché anch’esso è incluso nel concetto di igiene.
Insita nel luogo comune del Medioevo brutto e sporco è l’idea che i medievali puzzassero. Ora, abbiamo già visto come all’epoca ci si lavasse anche abbastanza di frequente ma, ovviamente, non avendo a disposizione acqua corrente in casa, comode docce, bidet o altre comodità contemporanee, tale frequenza è alta rispetto alle epoche successive, ma non rispetto a oggi. È nel XVIII e XVIII secolo che le persone smettono di dare importanza all’igiene, per poi ricominciare nei secoli XIX e XX.
Nel Medioevo vestirsi era un affare costoso, quindi gli abiti dovevano durare più a lungo possibile. Per questo li si passava di figlio in figlio, per esempio, o li si modificava per continuare a utilizzarli fino a quando non erano troppo consumati per fungere da capo d’abbigliamento. Ma come ci si vestiva?
Nel Medioevo, come oggi, ci si vestiva a strati. Lo strato più interno, quello a contatto con la pelle, era di lino o (più raramente) canapa. Dato che questi indumenti intimi (brache, camicia, infula) dovevano assorbire il sudore del corpo, per evitare che si bagnassero i capi più esterni (solitamente in lana), la scelta del lino era perfetta. Inoltre, grazie ai suoi lievi effetti antibatterici, la fibra di lino si poteva indossare più a lungo senza puzzare di sudore (da rievocatore posso affermare che non è lo stesso col cotone). Ancora, il lino permette un’evaporazione relativamente veloce del sudore, per cui, quando fa molto caldo, lascia addosso una sensazione di fresco e asciutto. Un altro vantaggio, direttamente collegato all’igiene, è che la fibra di lino (o canapa) può essere lavata molte volte a temperature molto alte senza esserne danneggiata. E dato che l’abbigliamento intimo si lava (e si lavava) spesso, il lino era l’ideale.
Quest’ultimo vantaggio fece sì che il lino fosse adoperato anche per tutti quegli oggetti in tessuto utilizzati in cucina, come strofinacci, grembiuli, asciugamano, tovaglie e altro.
Per il lavaggio si procedeva ad ammorbidire il capo di lino in una liscivia di potassa, più raramente, saponi morbidi. Poi, per far penetrare il detergente quanto più possibile, si batteva il capo con forza, anche mediante l’uso di attrezzi in legno. A seconda dell’intensità della macchia tale procedimento poteva essere ripetuto più volte.
Infine, si sciacquava il capo con acqua fredda e pulita (senza risparmiargli una nuova serie di battute), per poi stringerlo e stenderlo per l’asciugatura.
Per mantenere la bianchezza dei capi si usava stenderli al sole sull’erba ancora bagnati. In queste condizioni (capo bagnato, irradiamento UV, ossigeno generato dalla fotosintesi dell’erba) si creavano basse quantità di perossido d’idrogeno (acqua ossigenata), che schiariva i capi. Per ottenere questo effetto il capo doveva essere bagnato e voltato di frequente. Dato che l’erba tagliata da poco lascia macchie, inoltre, bisognava stendere i capi su un prato pulito e non falciato di recente.
Perciò, molte città medievali (soprattutto in area tedesca) avevano dei prati appositamente dedicati a questa operazione.

Lavaggio dei panni, miniatura tratta dal codice ‘Splendor Solis” (Germania, 1582), British Library, Londra

I capi esterni erano quasi esclusivamente di lana. Esistono, ed esistevano, molteplici qualità di lana, dallo spesso e pesante loden (specialmente adatto per capi invernali), fino alla lana pettinata.
Tra tutte le caratteristiche dei tessuti in lana, due sono particolarmente rilevanti per l’argomento in questione: la lana è traspirante, permettendo, quindi, al sudore assorbito dai capi in lino di evaporare senza problemi e, ancora più importante, grazie alla lanolina, i tessuti in lana sono naturalmente antimacchia. Infatti, la lanolina non permette che le fibre di lana assorbano lo sporco, che rimane in superficie. Se aggiungiamo la sua alta resistenza a muffa e batteri diviene ovvio che un capo di lana non deve essere lavato molto spesso. È quasi sempre sufficiente una buona spazzola per pulire i capi in lana. E anche eventuali cattivi odori si possono eliminare arieggiando semplicemente il capo.

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Come vedete, l’idea che nel Medioevo non si tenesse alla pulizia e all’igiene personale è sbagliata. Ammetto che l’articolo sfiora solamente la superficie dell’argomento, ma credo che possiate farvi un’idea di come si vivesse davvero all’epoca il rapporto col proprio corpo, dal punto di vista igienico almeno.
Spero di avervi dato qualche informazione interessante con questo mio articolo e di non avervi annoiato troppo

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