Costruire nel Medioevo: parte I (abitazioni in legno o legno e terra)

Grubenhaus – Casa a fossa

Nell’alto Medioevo si diffondono edifici come la Grubenhaus (casa a fossa), tipica del Europa germanica e slava. Se ne trovano esempi anche in Italia, ispirati alle costruzioni delle aree di provenienza dei nuovi dominatori (Europa centro-settentrionale, Europa orientale).[1] Si tratta di capanne costruite sopra una fossa, circolare o rettangolare, profonda in media mezzo metro. Il pavimento della fossa era in terra battuta. Alcuni studiosi ipotizzano che ci fossero pavimenti in legno rialzati, con una cavità al di sotto (vuota o riempita di paglia) che isolasse dall’umidità, ma tali ipotesi non sono abbastanza suffragate da prove per essere condivise con ampiezza nell’ambiente. Due o più pali erano infissi nel pavimento per sorreggere il tetto, a spiovente e coperto di paglia. Avevano una sola porta, solitamente aperta nella facciata più esposta al sole dell’edificio, ed erano prive di finestre. Nell’illustrazione seguente sono presentate le case a fossa tipiche delle aree germaniche (disegno in alto: Rosstal) e britanniche (disegno in basso: Sussex).

Disegni ricostruttivi di case a fossa.

Nelle immagini in basso potete vederne alcune ricostruzioni.


[1] Tali costruzioni sono diffuse nell’Italia del centro nord prevalentemente fra età gota e longobarda, avendo funzione soprattutto abitativa. In alcuni casi sono stati ritrovati pesi da telaio all’interno delle fosse, indice che quegli edifici erano utilizzati come edifici per la tessitura. In quest’ultimo caso la casa a fossa si trovava sempre assieme ad altri edifici. Si hanno attestazioni in Lombardia, Piemonte, Veneto e, unica eccezione, in Puglia (a Supersano). Da: GIOVANNA BIANCHI – MARCO VALENTI: Dal legno alla pietra. Modi di costruire e maestranze specializzate nella Tuscia altomedievale, in I magistri commacini. Mito e realtà del Medioevo Lombardo, Atti del XIX Congresso internazionale di studio sull’alto medioevo, Varese – Como, 23-25 ottobre 2008, Fondazione Centro Italiani di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto, 2009, pp. 662-663

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