Costruire nel Medioevo: parte I (abitazioni in legno o legno e terra)

Case a livello del terreno

Oltre agli edifici semiscavati come la Grubenhaus, si costruivano anche edifici a livello del terreno. Le tecniche di costruzione erano diverse. Si trovano esempi di case interamente in legno con armature di pali direttamente conficcati nel terreno, case con basse opere in muratura su cui erano erette le pareti lignee o con basse mura di pietra su cui erano costruite pareti con tecnica mista (legno e terra). Quest’ultima tecnica, molto comune lungo tutto il Medioevo, è chiamata torchis (wattle and daub, in inglese). Consiste nell’intrecciare rami di legno tra due elementi verticali (pali di legno) riempiendo i vuoti di terra (eventualmente si intonacavano con la calce o si coprivano d’argilla le superfici ottenute). Per ottenere pareti più lunghe si aumentava il numero di pali. Questo sistema di costruzione non era particolarmente stabile e non consentiva la costruzione di abitazioni a più piani.

Si trattava di edifici formati da una o due stanze, con un focolare, una porta e, quando c’erano, delle piccole finestre. Il tetto era generalmente di paglia ma in aree con grande disponibilità di legname poteva essere di assi di legno trattenute da pesanti pietre poggiate su di esse. Ci sono esempi in cui il tetto era coperto di muschio oppure, specie in aree montane, coperto da tegole di ardesia (in quest’ultimo caso spesso si tratta di case costruite del tutto o in parte di pietra, abbondante in ambienti di montagna).
Come si può facilmente intuire, la vita in questi edifici era tutt’altro che confortevole e facile. Erano fredde e umide e molto spesso nella stessa stanza vivevano persone e, nel periodo invernale, animali (quando c’erano due stanze una era per la famiglia e una per gli animali). L’arredo era molto scarno, con panche o sgabelli per sedersi, assi di legno che, poste su cavalletti, fingevano da tavolo rimovibile e cassettoni per riporre oggetti, abiti e vasellame.
Si dormiva per terra, isolandosi dal pavimento con ciò che si aveva a disposizione, teli, pelli di animali o sacchi di paglia. Vale la pena ricordare, a questo punto, che, almeno verso la fine dell’epoca altomedievale, si parla del cosiddetto “periodo caldo medievale” (dal IX al XIV secolo), che precede la “piccola età glaciale” (dal XIV al XIX secolo).
Le case erano piuttosto scure, dato che per mantenere il calore all’interno durante l’inverno, specialmente in zone dal clima freddo, non si costruivano finestre o, quando c’erano, erano molto piccole. Inoltre, non erano dotate di vetri ma di scuri di legno che erano chiusi di notte. Infatti, il vetro era un prodotto molto costoso e, quindi, se lo potevano permettere solo committenti ricchi (la Chiesa, i nobili e, più tardi, i mercanti).
Spesso l’unica fonte di calore era il focolare, su cui si cucinava anche, ma ci sono esempi (in Russia; a Sigtuna, Scandinavia; a Staré Město – Uherské, Grande Moravia) in cui è presente un forno in pietra nell’angolo della casa, oltre al focolare. In questo caso il focolare serviva solo come fonte di calore e, forse, come luogo in cui riunirsi per raccontare, parlare e socializzare, mentre il forno angolare serviva per gli scopi pratici come cucinare.
Dato che le case non sempre erano provviste di cappe o camini, il fumo era trattenuto dal tetto, fuoriuscendo attraverso gli interstizi della paglia. Questo fino a quando non divenne comune lasciare un’apertura per il tiraggio che, però, permetteva anche al freddo di entrare.

Ricostruzione grafica di casa con basamento in pietra a secco, pareti di legno e terra, imbiancate. Si noti l’apertura nel tetto di paglia per la fuoriuscita del fumo.

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